Al Salone di Monaco i costruttori puntano su modelli elettrici più accessibili. Le vendite crescono, ma gli obiettivi fissati da Bruxelles restano una sfida difficile da raggiungere.
L’elettrico al centro del Salone di Monaco
Al Salone della Mobilità di Monaco (IAA) i riflettori tornano sulle auto elettriche, ormai considerate il futuro obbligato dell’industria automobilistica. L’Unione Europea ha stabilito che dal 2035 potranno essere immatricolati solo veicoli a zero emissioni, una scadenza che non tutti i costruttori vedono con la stessa serenità.
Tra i corridoi della fiera, infatti, si discute anche della possibilità che la Commissione europea possa rivedere le tempistiche, allentando leggermente gli obiettivi di riduzione della CO₂ per consentire una transizione meno traumatica al settore.
La strategia delle case: diversificazione
Nonostante il focus sull’elettrico, le case automobilistiche non hanno abbandonato le motorizzazioni ibride. Nei primi mesi del 2025 queste hanno rappresentato circa il 34,7% delle vendite in Europa, mentre gli ibridi plug-in si sono attestati all’8,6%.
È la prova che, al momento, la diversificazione rimane la chiave: puntare solo sull’elettrico puro non sarebbe ancora sostenibile per molti mercati, sia per i costi sia per le infrastrutture di ricarica ancora insufficienti.
Renault e il nuovo corso ibrido
Un esempio concreto arriverà proprio a Monaco: Renault presenterà la nuova Clio ibrida, svelata dal neo CEO François Provost. Un modello che segna un’evoluzione nel design e nell’approccio tecnologico rispetto alle versioni precedenti, pensato per soddisfare chi non è ancora pronto al passaggio definitivo all’elettrico.
Eppure, secondo le regole fissate a Bruxelles, anche queste motorizzazioni miste saranno destinate a scomparire entro il 2035, a meno di cambiamenti normativi.
Conclusione
Il mercato europeo sembra dunque decollare nell’elettrico, ma non senza esitazioni. La diversificazione delle soluzioni — dall’elettrico puro agli ibridi — consente oggi di accompagnare i consumatori in questa fase di transizione.
La sfida resta aperta: trovare l’equilibrio tra obiettivi climatici ambiziosi e una realtà industriale che chiede più tempo per adattarsi.
