Radar anti-rumore per moto a rischio abbandono: cosa prevede il futuro

Scritto da Daniele Bianchi

La mattina d’estate, durante una gita in moto nei dintorni di Parigi, ho notato come il rombo dei motori risuonasse tra le colline: un richiamo alla libertà, certo, ma anche un campanello d’allarme sul fronte dell’inquinamento acustico. Ed è proprio per questo che in Francia si sta sperimentando un sistema di radar anti-rumore, pensato per contrastare i veicoli più “chiassosi”. Ma al momento il progetto è in stallo, e rischia addirittura di arenarsi prima di partire davvero.

Radar anti-rumore: il limite di tolleranza di 83 decibel fa discutere

Il Codice dell’Ambiente francese fissa a 83 dB il “primo livello di rischio per l’udito”, soglia utilizzata per l’esercizio di prova dei radar. In teoria, chi supera questo limite rischia una sanzione di 135 €, senza decurtazione di punti. Peccato che la maggior parte delle moto omologate superi già di default questo valore: dal libretto emerge un livello sonoro dichiarato superiore a 83 dB, nonostante il silenziatore di serie.
In più, il rumore di rotolamento – il fruscio degli pneumatici sull’asfalto – può ingannare il rilevatore, generando falsi positivi soprattutto con i veicoli pesanti. L’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda di mantenere l’esposizione sonora al di sotto di 70 dB in contesti urbani, un’indicazione trascurata dalle attuali soglie francesi.

Radar anti-rumore per moto

Il calendario della sperimentazione non aggiornato: i radar fermi fino al 2024

I test sono iniziati all’inizio del 2022 e sarebbero dovuti concludersi a dicembre 2023, con entrata in funzione nei primi mesi del 2024. Ma il protocollo è ancora incompleto:

  • mancata validazione da parte del Ministero della Transizione Ecologica;
  • ritardi nelle calibrazioni sul campo;
  • difficoltà di integrazione in aree urbane ad alta densità di traffico.

Nel Comune di Villeneuve-le-Roi (Île-de-France) uno dei prototipi ha registrato in media 42 veicoli “flashati” al giorno, metà dei quali moto e scooter, con il 25 % di mezzi pesanti. Un esempio concreto di come il sistema, nella sua forma attuale, fatichi a distinguere un motore modificato da un normale rumore di fondo.

Alla luce di questi ostacoli, le opzioni sul tavolo sono quattro: prolungare la fase di prova con nuovi parametri, aggiornare il dispositivo con sensori più precisi, alzare il limite di tolleranza (soluzione impopolare) o… abbandonare del tutto il progetto.

Conclusione

La sfida rimane aperta: da un lato, la necessità di tutelare il diritto al riposo e alla salute pubblica; dall’altro, il desiderio di libertà su due ruote. Serve un equilibrio tra innovazione tecnologica e realtà del parco circolante, altrimenti il radar anti-rumore rischia di restare un’idea sulla carta anziché uno strumento di sostenibilità urbana.

Daniele Bianchi
Daniele Bianchi
Daniele Bianchi, nato a Milano nel 1980, è una figura di spicco nel giornalismo automobilistico italiano. Fin dalla giovane età ha nutrito una passione per le moto e le automobili, che lo ha portato a laurearsi in Comunicazione e Giornalismo all'Università di Bologna. Fondatore di Italiano Enduro, Daniele è conosciuto per la sua competenza tecnica e il suo stile narrativo coinvolgente.
Pubblicato in: Tendenze