Dodici mesi fa ho deciso di abbandonare il gasolio per passare a una Tesla Model 3 Propulsion. Un anno di viaggi, ricariche e imprevisti mi ha permesso di capire davvero cosa significhi vivere con un’auto elettrica.
Lo scetticismo iniziale

Quando ho comunicato la mia scelta, non tutti hanno reagito con entusiasmo. Amici e parenti mi hanno avvertito dei possibili problemi, e la più critica era mia sorella, che dopo un’esperienza poco felice con una Renault Zoe era tornata a un’auto tradizionale. Secondo lei, l’inverno sarebbe stato un incubo: niente riscaldamento senza compromettere l’autonomia e più tempo passato a cercare colonnine che a guidare.
Eppure, i vantaggi mi sembravano chiari: silenziosità, minori costi di esercizio, impatto ambientale ridotto e una guida sorprendentemente fluida. L’autonomia non era paragonabile a quella di un’auto a benzina, ma la possibilità di ricaricare a casa cambiava radicalmente la prospettiva.
Autonomia: mito o realtà?

Secondo i dati del Ministero dell’Ambiente, un automobilista percorre in media 36 km al giorno, un valore che riflette le mie abitudini. In quest’ottica, una batteria da 1000 km appare uno spreco: ne bastano 400-500 reali se si dispone di ricariche rapide.
Con i Supercharger Tesla o le colonnine Ionity, si recuperano centinaia di chilometri in pochi minuti. Questo riduce l’ansia da autonomia e rende superflua la corsa al “numero massimo” di chilometri.
La questione della ricarica

Per i primi mesi mi sono affidato alle colonnine pubbliche, spesso trovate nei parcheggi dei centri commerciali, a volte gratuite o a costi contenuti. Solo dopo sei mesi ho installato una wallbox domestica, con una spesa complessiva tra 1.200 e 1.600 €. Con la mia Tesla Wall Connector, una ricarica completa richiede 6-8 ore a 7 kW: basta collegarla la sera per ritrovarla pronta la mattina.
Costi e risparmi reali

Nel 2022 il mio contratto a fasce orarie fissava il prezzo del kWh notturno a 0,147 €. Un “pieno” da 60 kWh costava meno di 9 €, per un’autonomia reale di circa 350-400 km.
In dodici mesi e 20.000 km percorsi, ho speso circa 400 € di energia, contro i circa 2.500 € che avrei speso in gasolio con la mia precedente DS3. Il risparmio è stato di circa 2.100 €, una differenza che si fa sentire eccome nel bilancio familiare.
Viaggi e imprevisti

Ho messo l’auto alla prova in condizioni difficili: neve in montagna, piogge intense e vento forte. Non ho mai avuto problemi di sicurezza o trazione. L’inverno riduce l’autonomia del 15-20%, ma il pre-condizionamento della batteria, gestibile da app, limita i disagi.
Non mancano però le difficoltà: in alcune aree, come il centro e sud-ovest della Francia, la rete di ricarica rapida resta insufficiente. Durante un viaggio ad Aurillac, le tre colonnine da 50 kW erano fuori servizio, costringendomi a lunghe attese su prese lente.
Comprendere kW e kWh
Passare all’elettrico significa anche imparare un linguaggio nuovo:
- kW (kilowatt) = misura della potenza. La mia Tesla ha 240 kW, cioè 325 CV.
- kWh (kilowattora) = misura dell’energia disponibile, l’equivalente del “litro di carburante” in un’auto a benzina.
Tornare al termico? Impossibile
Dopo un anno di esperienza quotidiana, non tornerei mai a un’auto a benzina o diesel. La fluidità di guida, i risparmi concreti e la possibilità di ricaricare a casa rendono l’elettrico una scelta logica e appagante. Certo, le infrastrutture devono ancora crescere, ma la direzione è segnata: per me, l’auto elettrica non è solo il futuro, è già il presente.
