Diesel rivalutato? La nuova tendenza che potrebbe ribaltare tutto

Scritto da Daniele Bianchi

Per anni è stato il nemico pubblico numero uno, accusato di inquinare le nostre città e di minacciare la salute. Eppure oggi il motore diesel torna a far parlare di sé in un contesto inatteso: potrebbe avere un ruolo nella lotta al cambiamento climatico.

Diesel e clima: la scoperta sorprendente

Tra tutti i motori termici, il diesel è quello che produce meno CO2, ma la novità emersa da uno studio pubblicato su Nature riguarda soprattutto i suoi ossidi di azoto (NOx). Questi gas, generati dalle alte pressioni e temperature del motore, sotto l’effetto della luce solare si trasformano in radicali OH, capaci di degradare il metano presente in atmosfera. E il metano, ricordiamolo, è un gas serra 80 volte più potente della CO2 nell’immediato.

Durante il lockdown del 2020, la drastica riduzione del traffico stradale ha fatto crollare le emissioni di NOx. Risultato? Un’impennata record della concentrazione di metano in atmosfera. Una sorta di paradosso: il grande inquinante sanitario dei diesel avrebbe anche un effetto di “contenimento” del riscaldamento globale.

Il metano, un nemico difficile da domare

Il metano proviene da fonti naturali come la digestione dei ruminanti o la decomposizione del permafrost, ma anche da attività umane: estrazione di gas e petrolio, trasporti, agricoltura e perfino i nostri compost domestici. L’Agenzia Internazionale dell’Energia ha sottolineato che una riduzione del 30% delle emissioni di metano entro il 2030 avrebbe lo stesso impatto climatico che azzerare tutte le emissioni di CO2 dei trasporti mondiali.

Biogas e agricoltura: il diesel come alleato inatteso

Oggi molte aziende agricole recuperano il metano prodotto dagli allevamenti grazie alla metanizzazione delle deiezioni. Questo biogas può essere immesso nella rete o usato localmente. E indovinate quale motore sfrutta meglio il metano? Proprio il diesel, che con poche modifiche può funzionare a gas naturale, con un rendimento elevato e minori particelle inquinanti. Un trattore a biometano potrebbe diventare realtà diffusa nelle campagne europee.

I limiti di una “rinascita”

Nonostante questi vantaggi, non c’è da aspettarsi un ritorno di massa del diesel come negli anni 2010. Innanzitutto perché resta conveniente solo per i grandi viaggiatori e i mezzi pesanti. Inoltre, l’embargo sui carburanti russi farà inevitabilmente aumentare i prezzi del gasolio, rendendo meno competitivo il diesel tradizionale.

Infine, il metano può essere solo una fonte complementare: anche sfruttando ogni scarto organico disponibile, la produzione non basterebbe a sostituire le enormi quantità di gas fossile importate in passato.

Una soluzione tra molte

Il futuro dell’energia e dei trasporti non avrà un solo salvatore. Né il diesel, né l’elettrico, né l’idrogeno. Avremo piuttosto un mosaico di soluzioni: dall’elettrico a batteria per le città, al biogas per i mezzi agricoli e i camion, fino alle sperimentazioni con l’idrogeno. Un “puzzle energetico” che richiederà compromessi e investimenti, più che miracoli.

In sintesi: il diesel non è morto, ma il suo futuro sarà molto diverso da quello che abbiamo conosciuto. Forse meno auto in città, più trattori e camion a metano, e un ruolo di nicchia ma sorprendentemente utile nella corsa contro il riscaldamento globale.

Daniele Bianchi
Daniele Bianchi
Daniele Bianchi, nato a Milano nel 1980, è una figura di spicco nel giornalismo automobilistico italiano. Fin dalla giovane età ha nutrito una passione per le moto e le automobili, che lo ha portato a laurearsi in Comunicazione e Giornalismo all'Università di Bologna. Fondatore di Italiano Enduro, Daniele è conosciuto per la sua competenza tecnica e il suo stile narrativo coinvolgente.
Pubblicato in: Tendenze