Elon Musk si arrende : il futuro di Tesla è più incerto che mai

Scritto da Gabriele Giordano

Quando, qualche mese fa, un amico mi confessò di aver accantonato l’idea di acquistare un Model 3 per passare a un altro marchio, ho capito che persino i fan più accaniti cominciano a farsi domande. Oggi Tesla si trova ad affrontare un bivio cruciale: riuscirà a ritrovare la sua spinta innovativa o scivolerà indietro in un mercato sempre più affollato?

Risultati finanziari in caduta libera

Nel primo trimestre 2025 le vendite di Tesla sono calate del 9% e il ricavo netto è sprofondata del 71% rispetto all’anno precedente¹. Una frenata che pesa soprattutto sul comparto automobilistico, responsabile di oltre l’80 % del fatturato. Questo scenario ricorda la volta in cui, da neolaureato, avevo pianificato ogni spesa al centesimo: quando una voce imprevista di costo fa crollare il budget, bisogna ripensare l’intero progetto.

Nonostante la notizia del ritorno di Musk alla guida operativa abbia fatto balzare il titolo in Borsa del 9%, l’aumento sembra più un fuoco di paglia se non si interviene sulle strutture di costo e si lanciano novità di prodotto in tempi rapidi¹.

Un’immagine di marca in ombra

Le sortite politiche di Elon Musk hanno lasciato il segno: secondo un sondaggio di Morning Consult, il 60% degli intervistati ha un’opinione sfavorevole del CEO. Su mercati chiave come la California e l’Europa, dove Tesla era sinonimo di avanguardia, comincia a serpeggiare diffidenza. È un po’ come quando si racconta un aneddoto azzardato a un cliente fidelizzato: se la narrazione non convince, il rapporto di fiducia vacilla.

Concorrenza a tutto gas

In tre anni la quota di mercato di Tesla nel settore EV è scesa dal 75% al **43%**. Marchi cinesi come BYD e giganti americani e coreani (General Motors, Hyundai) hanno introdotto modelli competitivi e spesso meno costosi. Mi torna alla mente la storia di un mio collega, entusiasta di Tesla fino a ieri, che adesso valuta un crossover elettrico di un’altra casa perché offre più autonomia e tecnologie di guida assistita avanzate.

Per rimettersi in carreggiata, Tesla punta sui robotaxi e sui robot umanoidi, ma aziende come Waymo e Boston Dynamics hanno già una marcia in più sul fronte della guida autonoma e della robotica avanzata.

Oneri doganali e sfida delle batterie locali

Un altro nodo da sciogliere è rappresentato dai tariffi doganali: gli Stati Uniti hanno imposto un’aliquota del 145% sulle celle di batterie importate dalla Cina⁴. Pur non colpendo direttamente i veicoli, questa misura rischia di far lievitare i costi dei Megapack e delle soluzioni di stoccaggio energetico. È come dover pagare un extra per ogni componente di un progetto fai-da-te: alla fine, il prezzo della proposta complessiva può diventare insostenibile.

Per controbattere, Tesla dovrebbe accelerare sulla produzione locale di batterie, ma trasformare linee produttive e infrastrutture richiede tempo e investimenti importanti.

Tesla saprà trovare una via d’uscita? Elon Musk, maestro nel trasformare visioni avveniristiche in realtà, dovrà dimostrare ancora una volta che è capace di rispondere a una sfida che va ben oltre i proclami sui social.

Gabriele Giordano
Gabriele Giordano
Gabriele Giordano, nato a Torino nel 1985, ha trasformato la sua passione per il mondo dei motori in una carriera brillante. Dopo aver conseguito una laurea in Ingegneria Meccanica al Politecnico di Torino, ha iniziato a lavorare come giornalista per diverse riviste specializzate, distinguendosi per la sua capacità di interpretare e spiegare le innovazioni tecnologiche nel settore automobilistico. Con una carriera che abbraccia più di un decennio, Gabriele continua a influenzare il panorama del giornalismo motoristico con le sue analisi approfondite e reportage appassionati.
Pubblicato in: Tendenze