Le 19 moto più brutte di sempre: un elenco senza peli sulla lingua

Scritto da Daniele Bianchi

Ah, la moto: passione, libertà… e a volte, un colpo d’occhio che lascia perplessi. Ecco venti modelli che, nel bene o nel male, hanno segnato la storia delle due ruote per la loro estetica controversa.

Aprilia La Motó 6.5 (1996)

Ricordo la prima volta che l’ho vista al salone: un uovo su due ruote firmato Aprilia e dal tocco inaspettato di Philippe Starck. Il risultato? Linee tondeggianti mai digerite dal pubblico, che hanno reso la Motó 6.5 un curioso esperimento finito nel dimenticatoio.

Aprilia La Motó 6.5

BFG 1300 (1982)

Quando BFG decise di montare il motore della Citroën GS su una moto, molti storsero il naso: 267 kg a secco, un design massiccio e quell’aria da “auto in moto” non conquistarono gli appassionati. Il progetto, seppur coraggioso, pagò il prezzo di un’eccessiva funzionalità.

BFG 1300 (1982)

Bimota DB3 Mantra (1995)

La raffinata Bimota prova il colpo di scena con la DB3 Mantra, primo roadster by Rimini: stile audace, ma proporzioni troppo pesanti. Disegnata da Sacha Lakic, non è riuscita a competere con la leggerezza e l’eleganza delle sorelle sportive.

Bimota DB3 Mantra (1995)

BMW K1 (1988)

La BMW K1 vanta studi aerodinamici in galleria del vento, ma il suo maxi carenaggio e i colori “shock” hanno diviso le opinioni. Quel muso largo e il faro rettangolare l’hanno resa indimenticabile… ma non per la bellezza.

BMW K1 (1988)

BMW R1200 ST (2005)

Si dice che sia nata da una scommessa tra ingegneri: “Vedrai che venderà lo stesso, anche col muso più bizzarro!”. Pari a un caffè di troppo, la ST confonde chi la guarda, pur montando il collaudato boxer BMW da 1170 cc.

BMW R1200 ST (2005)

Boss Hoss BH-3 LS3 (1990)

Qualcuno l’ha definita un’automobile con due ruote: motore V8 Chevrolet da 6 litri, 445 cv e oltre 500 kg! La Boss Hoss è l’emblema del motore V8 su due ruote, un colosso che ammalia il rumore ma non l’occhio.

Boss Hoss BH-3 LS3 (1990)

Buell 1125CR (2008)

Erik Buell, genio americano, incornicia un bicilindrico Rotax in sculture d’acciaio… con un frontale che pare una faccia-da-scoiattolo. Audace nelle soluzioni tecniche, ma l’estetica un po’… “petroliera”.

Buell 1125CR (2008)

Ducati Paso 750 (1985)

Massimo Tamburini scelse la carenatura totale – un tabù per i Ducatisti – e un faro squadrato. Il risultato? Una sport-tourer punita per il suo stile piatto, nonostante il DNA Racing di Ducati.

Ducati Paso 750 (1985)

Ducati 999 (2003)

Con Pierre Terblanche, la 999 stravolge ogni curva morbida: linee nette e doppio faro verticale. Dietro quelle forme spigolose si celano vittorie in WorldSBK, ma l’impatto visivo resta divisivo.

Ducati 999 (2003)

Honda NM4 Vultus (2014)

Tra “custom”, scooter e Star Wars: la NM4 sembra un mezzo da fantascienza. Non tutti erano pronti a un mix così estremo, e Honda l’ha tolta dal listino in un batter d’occhio.

Honda NM4 Vultus (2014)

Honda Pacific Coast PC800 (1989)

Una “moto-mobile” con bauletto integrato degno di un pratico scooter, ma l’estetica troppo anonima ha smorzato gli entusiasmi. Funzionale, certo, ma a un prezzo di noia stilistica.

Honda Pacific Coast PC800 (1989)

Kawasaki Versys 1000 (2012)

Trail sportivo con motore Z1000 e uno “sguardo” a due fanali sovrapposti: i designer di Kawasaki volevano osare, ma l’effetto è risultato… curioso, fino al restyling del 2015.

Kawasaki Versys 1000 (2012)

KTM 690 SM (2007)

Con il suo “becco di corvo” e le linee spigolose di Kiska, la piccola monocilindrica di Mattighofen ha diviso anche i più affezionati al mono. Leggera e grintosa, ma esteticamente… un colpo al cuore.

KTM 690 SM (2007)

Münch Mammuth (1966)

La leggenda tedesca con motore Opel da 996 cc nacque come sfida alla logica: 380 kg di pura potenza, roba da elefante meccanico. Imperdibile per i collezionisti, ma non certo per chi cerca grazia.

Münch Mammuth (1966)

MZ 1000 SP (2005)

MZ ripropone il bicilindrico da 999 cc in un telaio sportivo, ma il frontale spaventa più di un film horror. Potenza e ciclistica di livello, peccato per quel volto… “da brivido”.

MZ 1000 SP (2005)

Suzuki GSX1100S Katana (1981)

Il futurismo anni ’80 di Target Design dà vita a un “taglio” spigoloso, ma con un’allure da… lama spezzata. Diventata iconica, resta uno dei design più coraggiosi di Suzuki.

Suzuki GSX1100S Katana (1981)

Voxan VX10 (2009)

Da Issoire arriva la roadster con doppi fari superimposti e codone a doppio livello: due anni e poi stop. A volte la sperimentazione paga, altre ti lascia… basito.

Voxan VX10 (2009)

Venturi Wattman (2013)

Il colpo di scena elettrico firmato Venturi: 350 kg di massa e 200 cv di potenza, disegnati come un mix tra Airbook e trattore. Idee futuriste, ma proporzioni fin troppo generose.

Venturi Wattman (2013)

Yamaha 900 TDM (2002)

Roadster-trail versatile e indistruttibile, ma il suo stile “tombale” non conquista tutti. Al Journal moto del Net la chiamiamo “Tête De Mort” con un sorriso di affetto.

Yamaha 900 TDM (2002)
Daniele Bianchi
Daniele Bianchi
Daniele Bianchi, nato a Milano nel 1980, è una figura di spicco nel giornalismo automobilistico italiano. Fin dalla giovane età ha nutrito una passione per le moto e le automobili, che lo ha portato a laurearsi in Comunicazione e Giornalismo all'Università di Bologna. Fondatore di Italiano Enduro, Daniele è conosciuto per la sua competenza tecnica e il suo stile narrativo coinvolgente.
Pubblicato in: Tendenze