La prima volta che ho comprato una bici online era pieno boom post-lockdown: tempi di consegna lunghi, scorte a singhiozzo, prezzi in salita. Un negoziante mi disse: “Goditi il momento, ma ricorda: le ondate si ritirano”. Oggi quella frase suona profetica: l’euforia è finita e il mercato sta facendo i conti con il rimbalzo.
Le difficoltà di Internetstores GmbH
Dal 1° gennaio 2024 è ufficialmente partita la procedura di insolvenza per Internetstores GmbH, gigante dell’e-commerce ciclistico legato al gruppo Signa Sports United. Parliamo di un attore con piattaforme note agli appassionati europei e oltre 400 dipendenti che, all’improvviso, si sono ritrovati a fare i conti con un futuro incerto. Il mix che ha portato qui è ormai noto: sovrastoccaggio accumulato nei mesi del boom, domanda in raffreddamento, inflazione che ha frenato gli acquisti discrezionali. Organizzazioni come CONEBI e Union Sport & Cycle hanno segnalato per tutto il 2023 un progressivo riassestamento delle vendite dopo il picco pandemico, con magazzini pieni e rotazioni più lente: un terreno scivoloso per chi vive di volumi.
Una speranza per alcune piattaforme
La fotografia non è in bianco e nero. Mentre si esplorano cessioni e spezzatini industriali, alcune insegne trovano acquirenti e salvano una parte dei posti di lavoro. È il caso, per esempio, di Probikeshop, dove una nuova proprietà ha permesso di preservare una quota dell’occupazione. Si tratta pur sempre di numeri ridotti rispetto all’età dell’oro—tra 200 e 300 addetti nel 2021, secondo stime di settore—ma è la differenza tra spegnere la luce e tenere acceso un presidio per la community di ciclisti. Lo stesso discorso potrebbe valere per altri marchi del portafoglio (come Fahrrad.de o Brügelmann) se le trattative andranno a buon fine.
Scena vera da officina. Un rivenditore mi raccontava di aver cancellato un ordine di telai perché “il container costa più del margine”. Quando i conti non tornano, anche una piattaforma forte deve ripensare assortimenti, logistica e politiche di prezzo.
La crisi colpisce tutti
Il rallentamento non si ferma al perimetro tedesco. In Francia, piccole e medie aziende hanno avviato ristrutturazioni o chiusure; nel frattempo i grandi brand si sono mossi per proteggere la supply chain: c’è chi ha concentrato la produzione di pneumatici in un unico stabilimento per guadagnare efficienza, chi ha rafforzato la cassa per smaltire le scorte e sostenere la rete. Le analisi di Eurostat sull’andamento dei prezzi al consumo e quelle delle associazioni di categoria fotografano lo stesso fenomeno: il cliente finale ha rimandato l’acquisto “aspirazionale”, privilegiando manutenzione e upgrade mirati (gomme, pastiglie, trasmissioni) rispetto al mezzo nuovo.
Uno sguardo al futuro
Il 2024 è diventato l’anno del riordino: chi saprà ristrutturare processi, riequilibrare scorte e riportare la proposta di valore vicino al portafoglio reale dei ciclisti può uscire rafforzato. È una fase in cui contano le basi: servizio post-vendita, disponibilità dei ricambi, trasparenza sui tempi. Un direttore di rete me l’ha sintetizzato così: “Vendere una bici è facile quando c’è entusiasmo. Far tornare il cliente per il tagliando è ciò che salva l’azienda”.
