Un semplice remorquage mal eseguito si è trasformato in una vicenda giudiziaria lunga quasi dieci anni. È la storia surreale di una coppia di Marsiglia che ha visto la propria auto danneggiata durante un sequestro in deposito comunale, con un iter legale che ha messo a dura prova la loro pazienza.
Tutto comincia con un remorquage maldestro
Il 15 luglio 2017 l’auto della coppia viene prelevata dalla società GFM (Garage Fourrière Marseille) su ordine del Comune. Nulla di straordinario, se non fosse che l’operazione viene condotta con una marcia inserita. Risultato: pignone danneggiato e guasti interni al veicolo, come confermato dalle perizie tecniche. Un errore banale, ma dalle conseguenze pesanti.
Da quel momento inizia un vero calvario fatto di carte bollate e rimbalzi giudiziari.
Una giustizia lenta quanto la burocrazia
Invece di riconoscere subito la responsabilità, la questione diventa un labirinto legale. La prima richiesta di risarcimento, presentata davanti al tribunale d’istanza di Marsiglia, viene respinta nel 2019 per incompetenza. Il caso passa così al tribunale amministrativo, che nel 2022 rigetta nuovamente la domanda per un vizio di forma nella trasmissione.
La compagnia assicurativa del proprietario, la MAAF, è costretta a ripartire da capo con una nuova istanza “fatta come si deve” nel marzo dello stesso anno. Solo nel giugno 2025 arriva finalmente il verdetto.
Responsabilità condivisa e risarcimento parziale
Il tribunale amministrativo di Marsiglia ha stabilito con chiarezza che esiste un legame diretto tra le modalità del sequestro e i danni riportati dal veicolo. La colpa è attribuita non solo alla società GFM, che ha materialmente eseguito il remorquage, ma anche al Comune di Marsiglia, in qualità di committente.
L’assicurazione ottiene un indennizzo di 5.000 euro sui circa 7.000 richiesti: un risarcimento parziale ma sufficiente a sancire la responsabilità delle parti coinvolte.
Conclusione
Quella che doveva essere una procedura ordinaria di deposito si è trasformata in un’odissea giudiziaria durata otto anni. Una vicenda che mostra quanto la lentezza della giustizia e la burocrazia possano pesare sui cittadini. Per la coppia marsigliese, la vittoria in tribunale non cancella l’assurdità dell’attesa, ma almeno riconosce, seppur tardivamente, la verità dei fatti.
