Mentre il mercato dell’auto elettrica sembra correre a tutta velocità, non tutti i costruttori credono che questa sia l’unica strada. Tra loro c’è Toyota, che da anni mantiene una posizione prudente e oggi, alla luce dei dati, vede rafforzate le proprie convinzioni.
Scetticismo di lunga data
Il colosso giapponese non ha mai puntato tutto sul full electric. L’ex presidente Akio Toyoda ha ribadito che non esiste una sola soluzione per ridurre le emissioni di carbonio. La strategia della casa è puntare su un mix di tecnologie: ibridi, elettrici e altre soluzioni a basse emissioni.
Secondo l’azienda, le batterie restano troppo costose e pesanti, con autonomie ancora limitanti in certi contesti. E mentre il 2022 ha visto 10 milioni di elettriche vendute nel mondo (stimate a 14 milioni per il 2023), arrivano segnali di rallentamento: Volkswagen ha registrato un calo del 50% degli ordini in Europa, Ford ha ridimensionato le previsioni e Renault ha venduto meno della metà degli elettrificati attesi.
Il ruolo delle sovvenzioni
La domanda di veicoli elettrici è molto legata agli incentivi pubblici. In Norvegia, dove le sovvenzioni sono consistenti, rappresentano l’84,3% delle nuove immatricolazioni. In Italia e Spagna, dove il sostegno è minore, le quote sono rispettivamente del 3,9% e 5,2%. In Germania, la fine delle agevolazioni ha portato a un crollo del 28.6% nelle vendite.
Questi dati mostrano che, senza incentivi, molti automobilisti restano legati all’auto a benzina. L’unica eccezione rilevante è Tesla, che grazie a politiche di prezzo aggressive ha portato la Model 3 sotto i 43.000 €, con l’obiettivo di scendere in futuro intorno ai 25.000 € con una nuova “Model 2”.
Diversificare per resistere
In questo scenario, la strategia di Toyota – non puntare tutto sull’elettrico ma su un ventaglio di soluzioni – appare sempre più sensata. Se il mercato dovesse davvero vivere una “sbornia” da elettrico, chi avrà diversificato avrà più margini per adattarsi e restare competitivo.
