Il mercato cinese sta vivendo un cambio di rotta deciso, e per l’industria automobilistica europea – in particolare quella francese – le conseguenze rischiano di essere pesanti. Una nuova normativa ambientale sta infatti lasciando centinaia di migliaia di auto termiche senza sbocco commerciale.
La stretta cinese sulle emissioni
La Cina ha iniziato a rafforzare le regole contro la polluzione veicolare già nel 2016, introducendo una normativa ispirata allo standard europeo Euro 4 e rendendola effettiva nel 2020. Tre anni dopo, la China 6a ha ceduto il passo alla China 6b, molto più severa. Dal 1° luglio, molti modelli termici non potranno più essere venduti.
Questa mossa si inserisce in una strategia di lungo periodo: il governo cinese punta con decisione all’elettrificazione. La crescita del settore lo conferma: +13% nel 2021, +20% nel 2022, e già +25% nel 2023. Il messaggio è chiaro: il futuro dell’auto in Cina sarà elettrico o ibrido.
I numeri di un crollo
L’impatto della China 6b è immediato e diffuso. Le marche francesi hanno registrato un calo del 46,4% tra gennaio e febbraio (16.000 veicoli venduti), secondo dati di Marklines. Anche altri paesi soffrono:
- Giapponesi: -40% (480.290 veicoli)
- Coreani: -22,4% (50.700 veicoli)
- Tedeschi: -21,2% (598.100 veicoli)
- Americani: -12,5% (306.900 veicoli)
- Cinesi: +0,1% (1.658.500 veicoli)
Il dato più significativo? Solo i produttori cinesi resistono, grazie a una gamma elettrica low-cost molto competitiva.
Il problema degli stock
Molti costruttori europei si trovano ora con centinaia di migliaia di auto che dal 1° luglio non potranno essere immatricolate come nuove. L’unica alternativa sarà venderle come usato a chilometro zero, con una drastica riduzione di prezzo.
Per guadagnare tempo, l’Associazione dei concessionari automobilistici di Cina ha ottenuto una proroga di sei mesi, ma è un sollievo temporaneo: le case automobilistiche conoscevano la scadenza dal 2016 e avevano già affrontato un primo giro di vite nel 2020.
Le mosse possibili
Per evitare perdite ingenti, i costruttori dovranno lanciare promozioni aggressive e liberare i piazzali prima dell’entrata in vigore definitiva della norma. È una corsa contro il tempo, con un dato certo: chi non investirà rapidamente nell’elettrico rischia di restare fuori dal più grande mercato automobilistico del mondo.
