Colpo di scena in GM: con l’arrivo di Sterling Anderson, un ex esperto dell’Autopilot di Tesla, si apre una nuova era per la guida autonoma, destinata a trasformare ogni veicolo in un sistema software-defined. La sfida passa ora dal proporre sistemi di assistenza come il Super Cruise a offrire un’esperienza di innovazione continua, supportata da aggiornamenti over-the-air e un approccio al ciclo di vita dei prodotti più dinamico.
Un percorso straordinario in Tesla
Ricordo ancora la prima volta che ho provato una berlina Tesla in autostrada: bastava un doppio tocco sul volante per attivare l’Autopilot, e la vettura si muoveva quasi da sola tra le corsie. Dietro a questa magia c’era Sterling Anderson, che nel 2015 guidò il team responsabile delle prime funzioni di guida assistita e lavorò al design del Model X, soprannominato “l’uovo di Fabergé” per i suoi richiami di stile. Fu un momento cruciale: grazie al suo contributo, Tesla dimostrò che la mobilità elettrica poteva sposarsi con l’autonomia, influenzando l’intero settore.
Co-fondatore di una nuova avventura: Aurora
Lasciata Tesla nel 2016, Anderson decise di puntare tutto sul trasporto merci e fondò Aurora insieme ad alcuni ex ingegneri di Waymo e Uber. Ho avuto modo di visitare uno dei loro centri prove in California, dove camion senza conducente percorrevano corridoi industriali con sorprendente precisione. Nonostante la concorrenza spietata e i numerosi stop-and-go del mercato, Aurora ha saputo ritagliarsi uno spazio stabile, dimostrando che – anche per i veicoli pesanti – la guida autonoma è un’opportunità concreta.
Il contesto attuale in General Motors
GM arriva a questa scelta in un momento di svolta: dopo aver rivisto il progetto Cruise per i robotaxi, l’azienda ha ridotto i rischi puntando su sistemi di assistenza come Super Cruise, già apprezzato dagli automobilisti. L’obiettivo ora è integrare soluzioni sempre più sofisticate e garantire un’evoluzione continua dei software di bordo. Mettere Anderson a capo del ciclo di vita dei prodotti significa voler unire l’esperienza hardware di Detroit con l’agilità e la visione di chi ha provato per primo la guida senza mani.
Un fenomeno di migrazione tra gli ex di Tesla
Non è un caso isolato: negli ultimi anni GM ha reclutato Kurt Kelty, ex responsabile batterie di Tesla, e Ford ha ingaggiato Doug Field, che contribuì al successo del Model 3. Questa ondata di professionisti conferma che le competenze sviluppate in Silicon Valley sono ora ambite dagli storici costruttori, desiderosi di combinare solidità produttiva e spirito innovativo. Con Sterling Anderson alla guida, GM mira a scrivere un nuovo capitolo della mobilità, in cui la tradizione automobilistica e la tecnologia più avanzata viaggiano fianco a fianco.
