Ricordo la prima volta che mi sedetti al volante di un simulatore di F1: rimasi sorpreso nel vedere litri di carburante trasformarsi in centesimi di secondo, eppure i piloti non ricaricano mai in gara. Come fanno, allora, a conciliare potenza ed efficienza senza mai fermarsi? Scopriamolo insieme.
Era ibrida della F1: un motore per l’efficienza
Dall’introduzione dei propulsori ibridi nel 2014, la Formula 1 ha compiuto un balzo tecnologico notevole. Oggi ogni power unit combina un motore termico 1,6 L V6 turbo con due sistemi elettrici di recupero dell’energia: il MGU-H, che cattura il calore dei gas esausti, e il MGU-K, che recupera l’energia cinetica in frenata. I motori 1,6 L producono circa 840 CV, mentre i componenti elettrici aggiungono ulteriori 160 CV, per un totale vicino ai 1.000 CV.

L’obiettivo non è solo la massima prestazione, ma anche contenere il consumo: ogni auto può imbarcare al massimo 110 kg di carburante per l’intero Gran Premio e la portata massima è limitata a 100 kg/h. Questo duplice vincolo – capacità e flusso – costringe ingegneri e piloti a ottimizzare ogni goccia di benzina, dimostrando che potenza e efficienza possono davvero coesistere.
Come i team di F1 calcolano ogni grammo di carburante
Nella mia esperienza in un garage di squadra, ho visto ingegneri studiare fino all’ultimo grammo: se parti con 110 kg la vettura è più pesante e perdi decimi in ogni curva. Così molti team riempiono solo 95–105 kg, azzardando una strategia di lift-and-coast e sperando in una Safety Car per risparmiare carburante.

Le variabili considerate sono molteplici: meteo, durata del DRS, stile di guida del pilota e possibili fasi di VSC. Ogni chilogrammo in meno in partenza equivale a qualche centesimo di secondo al giro – un vantaggio che, sul filo dei millesimi, può decidere il podio. È un perfetto equilibrio tra strategia e aerodinamica, dove l’abilità di calcolo si fonde con l’arte del coraggio al volante.
