Renault limita la velocità delle sue auto: quale impatto sulle moto?

Scritto da Daniele Bianchi

Quella volta, imbottigliato nel traffico cittadino con una Clio appena noleggiata, ho alzato lo sguardo sul cruscotto: 180 km/h era il tetto massimo. Mi chiedevo se un limite simile, applicato alle moto, sarebbe accolto con lo stesso entusiasmo…

Renault e il limite di 180 km/h

Nei mesi scorsi il numero uno di Renault ha annunciato che tutte le future auto del marchio – insieme a quelle di Dacia – saranno elettronicamente vincolate a non superare i 180 km/h, con l’unica eccezione delle sportive Alpine. L’obiettivo dichiarato è migliorare la sicurezza sulle strade, riducendo la probabilità di incidenti ad alta velocità, in linea con le raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità sul contenimento dei rischi legati all’eccesso di velocità.
Già nel 2019 Volvo aveva introdotto un limitatore simile, e l’esperienza scandinava suggerisce che l’impatto sulla mortalità stradale può essere positivo se accompagnato da educazione alla guida e infrastrutture adeguate. Tuttavia, molti rimangono scettici: quanti automobilisti raggiungono davvero i 180 km/h? E non sarebbe più efficace fissare un tetto a 130 km/h, come previsto dal Codice della Strada sulle autostrade italiane?

E la moto allora?

Sul fronte delle due ruote, anche una media 500 cm³ può superare agilmente i 180 km/h grazie al favorevole rapporto peso–potenza. Ma, nella pratica quotidiana, sono pochi i centauri che si spingono costantemente a quei ritmi, proprio per timore delle sanzioni e delle telecamere di controllo.
Immaginate di salire in sella a una naked da 100 CV: una manciata di secondi e siete già oltre i 180 km/h, un brivido che dura un lampo ma resta nel ricordo. Limitare quella punta significherebbe togliere una piccola dose di libertà a chi della moto fa un’esperienza emozionale più che una gara di velocità.

Il polso della comunità

In un recente sondaggio tra appassionati:

  • alla domanda se fosse sensato imporre un limite di velocità a tutte le nuove moto, il 76 % ha risposto “No”, sottolineando che misure del genere non inciderebbero davvero sulla mortalità stradale;
  • chiedendo invece se limitare a 130 km/h le moto destinate ai neopatentati A2, il 67 % ha ancora detto “No”, mentre il 21 % si è detto favorevole e il 12 % aperto a valutazioni successive.

Il risultato è chiaro: l’idea di un limitatori universale non convince la maggioranza dei piloti, che dà più importanza alla sicurezza attiva (ABS, controlli di trazione, sospensioni evolute) piuttosto che al tetto impostato dal costruttore.

Conclusione

Il dibattito resta acceso tra chi punta a ridurre il rischio tramite vincoli elettronici e chi difende il cuore pulsante della guida, fatto di emozione e controllo personale. In futuro, probabilmente, vedremo un mix di tecnologie – limitatori selettivi, sistemi di assistenza avanzati e infrastrutture più sicure – per conciliare il desiderio di libertà su due ruote con l’imperativo della tutela della vita.

Daniele Bianchi
Daniele Bianchi
Daniele Bianchi, nato a Milano nel 1980, è una figura di spicco nel giornalismo automobilistico italiano. Fin dalla giovane età ha nutrito una passione per le moto e le automobili, che lo ha portato a laurearsi in Comunicazione e Giornalismo all'Università di Bologna. Fondatore di Italiano Enduro, Daniele è conosciuto per la sua competenza tecnica e il suo stile narrativo coinvolgente.
Pubblicato in: Tendenze