Morti su due ruote: la barriera di sicurezza che sta facendo discutere in Europa

Scritto da Daniele Bianchi

La Commissione Europea ha recentemente annunciato l’ambizioso obiettivo di zero morti sulle strade entro il 2050, presentando un piano che copre il periodo 2021-2030. Sebbene le misure incluse nel piano siano state accolte con favore da molteplici settori, una questione ha sollevato forti discussioni, soprattutto tra i motociclisti: la progettazione e l’installazione delle barriere di sicurezza.

Un piano focalizzato sulle auto, ma che dimentica i motociclisti

Il piano della Commissione, che si concentra principalmente sul miglioramento della sicurezza per le auto, ha sollevato critiche per non considerare adeguatamente altre categorie di utenti della strada, come i motociclisti. La proposta di favorire l’installazione di barriere di sicurezza lungo le strade europee, sebbene utile per ridurre i rischi di incidenti tra veicoli a motore, non sembra tener conto dei motociclisti.

Le barriere di separazione centrale, come descritto nel piano, sono viste come un modo per evitare collisioni frontali tra veicoli che viaggiano in senso opposto, ma non sono altrettanto efficaci nei confronti dei motociclisti. Anzi, queste barriere, che proteggono gli automobilisti, possono diventare vere e proprie trappole mortali per i motociclisti, specialmente in caso di scivolamento su asfalto.

La situazione in Svezia e le problematiche con le barriere di sicurezza

Un esempio lampante di come le barriere possano rappresentare un pericolo per i motociclisti arriva dalla Svezia, dove il modello di sicurezza Vision Zero ha ispirato la Commissione Europea. Se da un lato questo approccio ha ridotto il numero complessivo di incidenti, dall’altro, i motociclisti svedesi si sentono sempre più insicuri sulle strade, a causa della presenza delle barriere di sicurezza. In Svezia, infatti, le barriere sono il principale fattore di incidenti mortali per i motociclisti, contribuendo significativamente al numero di vittime sulle strade.

In Europa, almeno il 10% dei motociclisti deceduti lo sono dopo un impatto con una barriera di sicurezza, con incidenti che avvengono soprattutto quando il motociclista scivola e colpisce la barriera. Gli esperti suggeriscono che una possibile soluzione sarebbe quella di doppiare la parte bassa delle barriere per ridurre l’effetto “ghigliottina”, ma finora non sono state adottate misure sufficienti per risolvere questo problema.

La risposta dei motociclisti: richiesta di maggiore considerazione

Ovviamente, questa strategia non ha soddisfatto i motociclisti europei, che, attraverso l’associazione europea FEMA (Federation of European Motorcyclists’ Associations), hanno espresso il loro disappunto. Hanno risposto al piano della Commissione fornendo la loro expertise in materia di sicurezza stradale e avanzando delle proposte per garantire una maggiore considerazione per i veicoli a due ruote nelle politiche europee.

In particolare, i motociclisti chiedono che le politiche di sicurezza stradale vengano riformulate per tenere conto delle specificità dei motocicli, puntando su infrastrutture più sicure e su soluzioni che possano ridurre i rischi senza compromettere la sicurezza complessiva degli altri utenti della strada.

Conclusioni: sicurezza stradale inclusiva per tutti

Il dibattito sulle barriere di sicurezza evidenzia la necessità di trovare soluzioni che proteggano tutti gli utenti della strada in modo equilibrato. Le politiche di sicurezza stradale devono evolversi per riconoscere che ogni tipo di veicolo ha esigenze diverse e che una protezione efficace deve considerare le particolarità di motociclisti e automobilisti. Con l’incremento delle tecnologie intelligenti e delle soluzioni innovative, la sicurezza stradale ha il potenziale per essere più inclusiva e meno rischiosa per tutti.

Daniele Bianchi
Daniele Bianchi
Daniele Bianchi, nato a Milano nel 1980, è una figura di spicco nel giornalismo automobilistico italiano. Fin dalla giovane età ha nutrito una passione per le moto e le automobili, che lo ha portato a laurearsi in Comunicazione e Giornalismo all'Università di Bologna. Fondatore di Italiano Enduro, Daniele è conosciuto per la sua competenza tecnica e il suo stile narrativo coinvolgente.
Pubblicato in: Tendenze