Durante un’esercitazione dell’esercito francese, un piccolo strumento elettronico è riuscito a bloccare un blindato multi-ruolo, dimostrando come la guerra moderna possa passare anche da un’arma apparentemente innocua.
Dalla cyberguerra strategica a quella tattica

Negli scenari più noti, una cyberattacco mira a compromettere i sistemi informatici di un’intera infrastruttura o di una nazione. In questo caso, invece, si è trattato di un’azione tattica: neutralizzare un singolo mezzo sul campo. È stato uno degli obiettivi dell’esercitazione annuale DEFNET, che dal 18 al 29 marzo ha coinvolto 15.000 militari in tutta la Francia.
Tra gli episodi simulati: un attacco a una fregata della Marina, a un aereo dell’Aeronautica e a un Griffon, veicolo blindato dell’esercito di Terra.
Un misuratore laser trasformato in arma

Nel poligono di Versailles-Satory, il comandante Yves, responsabile della preparazione operativa cyber, ha mostrato come un semplice télémètre – simile a quelli usati nei cantieri per misurare distanze – possa diventare uno strumento di disturbo. Il modello sviluppato dall’esercito emette un segnale capace di interferire con il sistema di bordo del Griffon.
Il risultato è immediato: dall’esterno si vede il blindato frenare bruscamente; all’interno, allarmi e messaggi vocali segnalano “attacco in corso”, mentre il conducente tenta invano di ripristinare i comandi.
Gestire la crisi sul campo
Una volta immobilizzato, il mezzo va isolato per evitare che l’attacco si propaghi ad altri sistemi collegati, in particolare quelli di comunicazione. I militari devono poi mettere in sicurezza l’area: un veicolo fermo può diventare un bersaglio. La difesa a 360 gradi è la priorità, prima di procedere con le operazioni di ripristino.
Il ruolo del ComCyber
Quando la situazione lo consente, entra in azione un’unità specializzata del Comando della Cyberdifesa (ComCyber). Gli esperti analizzano l’attacco, chiudono eventuali falle e riavviano il veicolo, evitando che l’aggressore possa replicare la manovra.
Una minaccia anche mediatica
Bloccare un blindato con un gadget non è solo un rischio operativo: può diventare un’arma di propaganda. Video e foto diffusi online potrebbero minare il morale o influenzare l’opinione pubblica. Per questo, la difesa oggi non riguarda solo il campo fisico e digitale, ma anche quello informativo, dove la velocità e la credibilità della risposta sono essenziali.
