Negli ultimi mesi ho visto amici e colleghi interrogarsi sul “quando” e sul “come” cambierà la mobilità. L’Unione Europea ha fissato una scadenza chiara: non si potranno più vendere vetture a benzina o diesel a partire dal 2035. Una decisione che punta a trasformare radicalmente il mercato automobilistico e a spingere verso la neutralità climatica.
Il divieto dal 2035: cosa comporta concretamente lo stop ai termici?
Dal 1° gennaio 2035, le case automobilistiche non potranno più lanciare sul mercato europeo nuovi modelli con motore a combustione interna (benzina e diesel) che emettano CO₂, ma chi possiede già un’auto termica potrà continuare a usarla e rivenderla nel mercato dell’usato. In pratica il parco circolante non sparirà, ma le novità in concessionaria saranno esclusivamente a batteria.
Pur restando teoricamente ammesse soluzioni a idrogeno o con carburanti sintetici, l’orientamento degli operatori e degli investitori va tutto verso i veicoli elettrici. Ne ho parlato con un mio vecchio meccanico di fiducia, che mi ha confessato: “Ormai accompagniamo solo ricariche, non piú cambi d’olio” – un piccolo grande segnale di cambiamento nella manutenzione quotidiana.
Obiettivi ambiziosi di riduzione delle emissioni verso l’addio ai termici
Il settore dei trasporti è responsabile di circa un quinto delle emissioni europee di CO₂, e per rispettare gli accordi di Parigi l’UE ha già stabilito target intermedi: ridurre del 55 % le emissioni dei veicoli leggeri e del 50 % di furgoni entro il 2030 rispetto al 2021. Chi sfora i limiti di flotta rischia multe salate calcolate su medie triennali (2025-2027), come previsto dalla Commissione Europea.
Questo scatto di rigore impone un’accelerazione dell’elettrificazione. Marchi come Subaru hanno già annunciato la fine del diesel, e produttori di lubrificanti speciali (pensate al 0W-8) hanno dovuto riprogettare i loro piani per concentrarsi su nuovi materiali per batterie e motori elettrici. Anche l’Agenzia Internazionale dell’Energia sottolinea come il trend sia ormai irreversibile (IEA).
Incentivi per il passaggio all’elettromobilità
Per rendere più dolce il salto, l’UE ha stanziato 1,8 miliardi per il programma “Battery Booster”, dedicato allo sviluppo di catene di approvvigionamento e fabbriche di batterie sul suolo europeo. A livello nazionale e locale, si moltiplicano bonus all’acquisto, agevolazioni fiscali e formule di “leasing sociale” pensate per famiglie e piccole flotte.
Camminando per le strade di Milano – dove le colonnine spuntano ormai ad ogni angolo – ho incontrato Marco, che ha scelto un Citroën e-C3 spinto da un incentivo comunale: “Tra bollo ridotto e ricariche più economiche, ho risparmiato più di quanto pensassi”. Sul fronte modelli, si affacciano sul mercato citadine come la Volkswagen ID.1, la Renault Twingo E-Tech e il futuro successore della Dacia Spring, tutte pensate per conciliare prezzo contenuto e autonomia urbana.
Con questa svolta, l’Europa si conferma in prima linea nella lotta al cambiamento climatico, offrendo sette anni di programmazione certa a produttori e consumatori. Il passaggio all’elettrico non è più un’ipotesi lontana, ma un percorso già tracciato verso una mobilità più pulita, efficiente e sostenibile.
