Ricarica l’auto elettrica e riceve una bolletta da 1200 € : l’incredibile disavventura di un pensionato

Scritto da Gabriele Giordano

Doveva essere una tranquilla vacanza natalizia al sole della Spagna. Invece, per un pensionato francese, il viaggio a Madrid si è trasformato in un incubo burocratico e finanziario. Tutto a causa di una ricarica elettrica apparentemente normale, che gli è costata quasi 1.200 euro. Una cifra assurda, soprattutto se si considera che buona parte dell’importo era composta da “spese di connessione” dal sapore surreale.

Una ricarica natalizia… e una sorpresa amara

Il protagonista della vicenda, residente a Chenac-Saint-Seurin-d’Uzet, nel sud-ovest della Francia, aveva deciso di trascorrere le feste di fine anno nella capitale spagnola, viaggiando con la sua MG4 elettrica. Il 25 dicembre, come molti automobilisti green, si è fermato a fare una semplice ricarica in un parcheggio pubblico di Madrid, utilizzando la sua carta Shell Recharge. Fino a qui, nulla di strano.

La prima fattura ricevuta, infatti, è stata accettabile: 71,77 euro per circa 18,88 kWh. Forse un po’ cara, ma comunque comprensibile in un contesto festivo e all’estero. Ma qualche giorno dopo, al rientro in Francia, è arrivata la seconda mazzata: un addebito da 1.124 euro per una presunta seconda ricarica… di appena 10 kWh.

Una fattura incomprensibile e costi fuori controllo

Secondo i dettagli riportati dal pensionato, il sistema avrebbe registrato l’inizio della seconda ricarica alle 12:34 del 25 dicembre, proprio mentre lui si trovava a bordo di un Uber con la famiglia. Ma la stranezza maggiore è l’importo stesso della fattura: ben 925 euro di “spese di connessione”, come se l’auto fosse rimasta attaccata alla colonnina per dodici giorni consecutivi.

Un’ipotesi a dir poco improbabile. “È tecnicamente impossibile — spiega l’uomo —, e in più, dai documenti in mio possesso, risulta chiaramente che l’auto non era nemmeno parcheggiata lì in quelle ore.”

Tentativi di contatto… e silenzio assoluto

Come spesso accade in questi casi, la vera odissea è iniziata quando ha provato a ottenere spiegazioni. Prima ha scritto email, poi ha spedito lettere in inglese e in francese alla sede centrale di Shell nei Paesi Bassi. Tutto inutile. L’unica risposta è arrivata dopo giorni, da un operatore del servizio clienti con sede in Irlanda, che ha ammesso che la cifra “non sembra normale”, ma che non poteva fare nulla per sistemare la situazione.

Alla fine, esasperato e senza più alternative, il pensionato ha deciso di portare la questione in tribunale, affidandosi al giudice delle piccole controversie della città di Saintes. “È una questione di principio,” ha dichiarato. “So che non sono l’unico. E se non ottengo giustizia qui, andrò fino alla Corte europea.”

La lezione imparata (e una nuova ricarica solare)

Dopo questa disavventura, l’uomo ha bloccato la carta Shell e ha deciso di affidarsi ad altri circuiti. Ma soprattutto ha scelto di installare una stazione di ricarica domestica collegata ai suoi pannelli solari. “Almeno così so a chi rivolgermi in caso di problemi,” ha commentato con una punta d’ironia.

La sua esperienza non è isolata: sempre più utenti segnalano fatture anomale o difficoltà di assistenza legate alle ricariche pubbliche, soprattutto quando si viaggia all’estero o si utilizzano carte fornite da operatori terzi.

Un problema diffuso che merita attenzione

Il caso del pensionato francese solleva interrogativi importanti su trasparenza, tutela dei consumatori e gestione delle ricariche elettriche internazionali. Con l’espansione della mobilità elettrica, è fondamentale che i gestori offrano sistemi di fatturazione chiari, accessibili e affidabili, soprattutto in un contesto europeo dove le infrastrutture sono sempre più connesse.

Nel frattempo, chi guida un’auto elettrica farebbe bene a controllare regolarmente le proprie fatture, segnalare eventuali anomalie immediatamente e, se possibile, affidarsi a fornitori noti per la qualità del servizio clienti.

Una ricarica può essere anche silenziosa e sostenibile. Ma quando sfugge di mano, rischia di diventare la sorpresa più salata del viaggio.

Gabriele Giordano
Gabriele Giordano
Gabriele Giordano, nato a Torino nel 1985, ha trasformato la sua passione per il mondo dei motori in una carriera brillante. Dopo aver conseguito una laurea in Ingegneria Meccanica al Politecnico di Torino, ha iniziato a lavorare come giornalista per diverse riviste specializzate, distinguendosi per la sua capacità di interpretare e spiegare le innovazioni tecnologiche nel settore automobilistico. Con una carriera che abbraccia più di un decennio, Gabriele continua a influenzare il panorama del giornalismo motoristico con le sue analisi approfondite e reportage appassionati.
Pubblicato in: Tendenze